
Contro
l'informazione di guerra
MANIFESTAZIONE
di Sabato 5 aprile
CONTRO L'INFORMAZIONE DI GUERRA
che si concluderà davanti alla
SEDE DELLA RAI
Il
Bologna Social Forum, con la collaborazione del "neonato"
San Donato Social Forum, ha deciso di realizzare nella giornata di sabato
5 aprile una manifestazione di protesta contro l'informazione televisiva
faziosa sul conflitto armato in Irak.
E' necessario in questo momento mobilitarsi e gridare forte il nostro
no alla malainformazione favorevole alla guerra che non distingue i
fatti dai commenti, in troppe trasmissioni, in troppe corrispondenze
dalle zone di guerra, in Rai come in Mediaset.
Le modalità dell'iniziativa saranno le seguenti:
- ore 15 - concentramento
in via San Donato 68 , giardini Zanardi (nei pressi della sede di
consiglio di quartiere San Donato)
- ore 16 - partenza
del corteo che imboccherà via San Donato per poi proseguire
lungo via Ferravilla, via Michelino , per concludersi in via della
Fiera n.13, davanti alla sede della RAI.
La nostra presenza
di fronte a questi cancelli, di fronte al palazzo della RAI regionale,
vuole segnare una denuncia ed una distanza.
La distanza è quella dell'informazione ufficiale, mass mediatica,
da quella parte del paese maggioritaria che in tutto questo tempo ha
manifestato con determinazione e coraggio la propria contrarietà
alla guerra. E' l'Italia delle bandiere di pace ai balconi, del milione
di persone a Firenze il 9 Novembre, dei tre milioni il 15 Febbraio,
delle manifestazioni contro le basi militari ed i treni della morte.
Un'Italia che è rimasta fuori dai "cancelli" della
visibilità mediatica, a cui non si è data voce per far
sentire le proprie ragioni o quando lo si è fatto era per strumentalizzarne
o banalizzarne le tesi, il radicamento sociale, il convincimento politico.
La denuncia, oggi che la guerra è scoppiata, è verso il
sistema mediatico che, nei fatti, è sceso in guerra per sostenere
questo orribile massacro. E' l'informazione che nasconde le morti civili
dietro i primi piani di generali sorridenti e soddisfatti. E' l'informazione
dei giornalisti "distaccati" presso i battaglioni militari,
che usano il linguaggio dei bollettini dei comandi anglostatunitensi
per raccontare di "vittorie", "città liberate",
"popolazioni in rivolta", "bombardamenti mirati su obiettivi
militari" e nasconde le stragi "alleate" nel mercato
di Bagdhad, il bombardamento di abitazioni civili, l'uso di armi proibite
come quelle all'uranio impoverito o le cluster bombs, il business della
ricostruzione. E', soprattutto, l'informazione che si fa "show
business", per proporre con cinismo descrizioni tecniche su armamenti
come fossero "war games", che sposta pedine su mappe di un
tragico Risiko all'ora di cena e "dimentica" (o strumentalizza)
il dramma di milioni di persone, senza acqua, cibo e medicinali. Con
un occhio agli ascolti ed un altro ai profughi troppo vicini a casa
nostra. In questo modo di fare informazione manca il punto di vista
delle vittime e di chi vuole la pace e l'immediato "cessate il
fuoco".
Sappiamo che tra gli operatori dell'informazione massmediatica ci sono
anche persone che fanno onestamente il loro mestiere, ma hanno le mani
legate. Per questo siamo qui: per dire che non accetteremo più
un'informazione "arruolata" e che disertare questa guerra
si può e si deve anche per chi informa. Un compito, se è
possibile, ancora più importante per chi lavora dentro un servizio
pubblico, e crede che la difesa dei valori costituzionali della democrazia
e dei diritti sociali e politici, sia un dovere morale irrinunciabile
mentre è in corso una guerra. Con queste convinzioni migliaia
di persone sono scese in piazza anche nella nostra regione, organizzando
presidi, cortei, punti informativi, tende della pace, biciclettate senza
avere una sufficiente copertura da parte della Rai regionale. Con la
stessa logica si potrebbe negare la diretta TV della manifestazione
nazionale prevista il prossimo 12 Aprile come è già successo
lo scorso 15 Febbraio. Sarebbe un atto grave, fortemente politico all'interno
di un paese con in carica un governo che, con il proprio palese sostegno
alla guerra e avendo dimostrato una latente volontà di muoversi
al di fuori dei dettati costituzionali e delle stesse indicazioni del
parlamento, sta agendo contro il volere e gli interessi della maggioranza
della popolazione.
Chiediamo la diretta TV, una informazione corretta, denunciamo gli attacchi
politici strumentali e ignobili a Lilli Gruber e Giovanna Botteri e
vogliamo un confronto pubblico su questi temi. In questo senso sosterremo
tutte le voci libere ed indipendenti.
Oltre alla manifestazione
di Sabato, il BSF chiede a tutte e tutti di inviare fax di denuncia
contro i programmi che promuovono la guerra al neo-presidente Rai, Lucia
Annunziata, (raggiungibile al fax 063725680), e al presidente Mediaset,
Fedele Gonfalonieri (fax 0225149199), con il seguente testo:
All'attenzione di
Lucia Annunziata e Fedele Gonfalonieri
Presidenti Rai e MediaSet
I programmi che
promuovono la guerra, nelle reti Rai e Mediaset, hanno superato ogni
misura.
Ogni codice etico di giornalismo è stracciato.
Le rare testimonianze di verità - comprese le corrispondenze
dall'Iraq - vengono travolte da una valanga di malainformazione. Questo
è grave: sia il servizio pubblico, sia l'azienda privata hanno
il dovere di rispettare i cittadini, e di distinguere tra i fatti e
i commenti.
Il servizio pubblico, inoltre deve garantire il pluralismo. Ma questo
non avviene.
Al 90 per cento dei cittadini contrari alla guerra, voi opponete il
90 per cento di notizie a favore della guerra.
Sosteniamo le voci libere, l'informazione indipendente. Dentro e fuori
Rai e Mediaset.